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Talignano
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mwfaTalignano è una mwfqfrazione del comune di mwfgSala Baganza, in mwfwprovincia di Parma.

La località dista 3,72mwgq km dal capoluogo.cite-ref-la-frazione-di-talignano-1-1[1]

Contents

Storia
Note

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Geografia fisica

Talignano sorge all'incirca a una quota compresa tra i 140 e i 250mwiq m mwigs.l.m.,cite-ref-la-frazione-di-talignano-1-2[1]cite-ref-dall-aglio-1006-3-0[3] sul colle mwkwappenninico di mwlaSegalara, che divide la valle del mwlqfiume Taro dalla piccola valle del torrente mwlgScodogna, suo affluente destro;cite-ref-dall-aglio-1006-3-1[3] nella zona sono presenti numerosi reperti mwmwfossili.cite-ref-4[4]

Il piccolo borgo di case sparse si sviluppa sul confine occidentale del mwoqParco naturale regionale dei Boschi di Carrega.cite-ref-5[5]

Storia

Il borgo fu fondato in epoca mwqaaltomedievale lungo una diramazione della mwqqvia Francigena, percorsa dai mwqgpellegrini diretti a mwqwRoma dal mwraNord Europa.cite-ref-dall-aglio-1006-3-2[3] La più antica testimonianza della sua esistenza risale all'8 marzo 991, quando mwsqTalonniano fu menzionato in un rogito di vendita di numerose proprietà da parte di mwsgPrangarda, figlia del marchese mwswAdalberto Atto di Canossa e moglie del marchese mwtaMaginfredo, al diacono della mwtqpieve di Borgo San Donnino.cite-ref-dall-aglio-1006-3-3[3]cite-ref-6[6]

Il 20 novembre 995 mwvwTaloniano fu nominato, insieme ad altre località del mwwaParmense, in un atto di donazione di un'ingente quantità di terre da parte del mwwqvescovo Sigefredo II al mwwgcapitolo della Cattedrale di Parma.cite-ref-dall-aglio-1006-3-4[3]cite-ref-7[7]

Il 3 febbraio 1034, nell'atto di compravendita di alcuni beni da parte di tal Alberto a un sacerdote chiamato Rodolfo, fu citato il mwzaCastro Taloniano, quasi certamente identificabile nel vicino mwzqcastello di Segalara, posto a presidio dell'intera zona.cite-ref-dall-aglio-1006-3-5[3]cite-ref-8[8] La fortificazione fu menzionata anche nel 1054, nel rogito notarile che ne sancì la vendita da parte di Alberto da Viarolo, figlio di Maginfredo, al suo familiare Rodolfo da Viarolo.cite-ref-9[9]

In epoca imprecisata il territorio passò sotto il controllo dei conti mwcwSanvitale, che ne risultavano proprietari nel 1258, ma in seguito subentrarono i mwdaRossi, forse già alla fine del mwdqXIII secolo;cite-ref-delsante-19-10-0[10] il più antico documento che colleghi la famiglia a Segalara è il testamento del 29 giugno 1290 del prevosto Ugo Rossi, che istituì quattro mwegbenefici, tra cui quello relativo all'oratorio di Segalara.cite-ref-delsante-19-10-1[10]cite-ref-11[11]

Nel 1303, i Rossi, cacciati da mwhaParma da mwhqGiberto III da Correggio, trovarono riparo nei loro possedimenti di mwhgCollecchio, mwhwNeviano e Segalara, ma due anni dopo, in seguito all'uccisione di un inviato di Giberto per mano di Palamede Rossi, le truppe correggesche conquistarono e distrussero i tre fortilizi rossiani.cite-ref-delsante-19-10-2[10]cite-ref-capacchi-255-12-0[12]cite-ref-13[13] I Rossi ritornarono a Segalara nel 1316, dopo l'allontanamento di Giberto da Parma, e ricostruirono il maniero.cite-ref-capacchi-255-12-1[12]

Nel 1403 Talignano e gli altri borghi rossiani di mwmqOzzano, mwmgGaiano e mwmwFornovo furono assaltati e depredati dalle truppe di Giacomo Dalla Croce e mwnaBartolomeo Gonzaga.cite-ref-14[14] A causa delle frequenti scorrerie che si susseguirono in quei decenni, nel 1440 gli abitanti di Talignano, mwoqVizzola e Gaiano furono esentati per un anno dal pagamento delle imposte.cite-ref-15[15]

Nel 1481 mwpwPier Maria II de' Rossi fece munire il palazzo fortificato di Segalara,cite-ref-16[16] in vista della guerra contro il mwraducato di Milano, ma l'anno seguente, a mwrqconflitto già iniziato, il Conte morì, lasciando Talignano, Segalara e altre terre al figlio naturale mwrgBertrando; quest'ultimo, alleatosi con mwrwLudovico il Moro, al termine degli scontri mantenne il possesso di tutte le proprietà ereditate dal padre, mentre i fratelli furono costretti alla fuga.cite-ref-capacchi-255-12-2[12]cite-ref-17[17]

In seguito alla morte di Bertrando senza eredi diretti nel 1502, le sue proprietà passarono al nipote mwuqTroilo I de' Rossi, mwugmarchese di San Secondo.cite-ref-capacchi-255-12-3[12]cite-ref-18[18]cite-ref-19[19]

Nel 1635 ebbe fine il lungo dominio dei Rossi sulla zona, in quanto il mwyaduca di Parma mwyqOdoardo I confiscò a mwygTroilo IV tutti i suoi beni.cite-ref-delsante-27-20-0[20]cite-ref-21[21] Nel 1653 mw0wScipione I de' Rossi si impegnò a versare un'ingente somma alla Camera ducale in cambio della restituzione delle proprietà appartenute al fratello, ma non fu in grado di ottemperare al pagamento e nel 1665 rinunciò ufficialmente a tutti i feudi appenninici.cite-ref-capacchi-255-12-4[12]cite-ref-delsante-27-20-1[20]cite-ref-22[22]

Agli inizi del mw4qXIX secolo, in epoca mw4gnapoleonica, Talignano divenne frazione del neocostituito comune (o mw4wmairie) di Sala.cite-ref-23[23]

L'11 giugno 2011, a causa delle intensissime precipitazioni, il torrente Scodogna esondò nella frazione, provocando una vittima e cospicui danni alle abitazioni; l'alluvione colpì pesantemente anche il capoluogo comunale, a causa dello straripamento del rio delle Ginestre.cite-ref-24[24]

Monumenti e luoghi d'interesse

Chiesa di San Biagio

Costruita lungo un ramo della mw9qvia Francigena tra la fine dell'mw9gXI e gli inizi del mw9wXIII secolo dai frati mw-acistercensi dell'mw-qabbazia di Chaise-Dieu, la chiesa mw-gromanica, originariamente dipendente dal monastero della Rocchetta sul mw-wmonte Prinzera, fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; decorata in stile mw-abarocco e mw-qneoclassico tra il mw-gXVI e il mw-wXVIII secolo, fu modificata nel 1877 con la sopraelevazione della navata e la realizzazione della mwaqavolta a botte lunettata sull'mwaqeaula e di una cappella su ogni lato; interamente ristrutturata tra il 1935 e il 1939 ripristinando le antiche forme medievali, fu colpita dal sisma del 15 luglio 1971, che danneggiò il campanile, in seguito restaurato. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica, è caratterizzato dalla simmetrica mwaqifacciata a capanna a strisce orizzontali in pietre e mattoni, al cui centro si apre un portale coronato da una mwaqmlunetta, contenente un rarissimo mwaqqaltorilievo duecentesco raffigurante la mwaquPsicostasia; all'interno la cappella alla base del campanile medievale conserva un affresco tardo-quattrocentesco rappresentante la mwaqyMadonna col Bambino, un santo vescovo e sant'Antonio Abate.cite-ref-25[25]cite-ref-26[26]cite-ref-27[27]cite-ref-28[28]

Villa Lalatta

Costruita intorno al 1575 per volere del canonico Antonio Lalatta con l'intenzione di adibirla a residenza di villeggiatura per gli studenti di un collegio di nuova istituzione, la struttura fu in realtà a lungo utilizzata dai nobili Lalatta quale villa estiva con annessa fattoria per amministrare la grande tenuta famigliare circostante, estesa su circa 500 mwarkbiolche parmigiane. Entrata quasi due secoli dopo nelle disponibilità del collegio Lalatta fondato solo nel 1755, nel 1831 fu ceduta in uso alle mwaroDame del Sacro Cuore dalla mwarsduchessa di Parma mwarwMaria Luigia, in occasione della fusione tra il collegio Lalatta e il mwar0collegio dei Nobili per costituire l'unitario mwar4collegio ducale Maria Luigia.

Abbandonata nel 1847 dalle suore del Sacro Cuore, fu affittata l'anno seguente alle mwasaorsoline, che ne mantennero la funzione di sede di villeggiatura estiva, destinandola alle educande del mwasecollegio di Parma; sopravvissuta all'mwasieversione dell'asse ecclesiastico del 1866 e 1867 grazie all'interessamento del senatore mwasmFilippo Linati, nel 1878, ormai degradata, fu lasciata dalle orsoline, che si spostarono nella mwasqbadia di Torrechiara; lievemente risistemata, fu locata dapprima alle mwasuvincenzine e in un secondo momento alle maestre Luigine di Parma. Parzialmente crollata, fu successivamente venduta dall'amministrazione del collegio Maria Luigia a Giuseppe Muggia, insieme alla tenuta circostante ridotta a 48 biolche dopo le numerose alienazioni dei decenni precedenti; sempre più degradata, fu comprata in seguito da Raffaele Rossi.

Rivenduta nel 1961 ad Arturo Balestrieri, fu completamente ristrutturata, ricostruendo anche le parti crollate, e trasformata in residenza di villeggiatura per la famiglia; acquistata subito dopo il 1980 dalla mwascCassa di Risparmio di Parma, fu interamente restaurata e, dopo l'inaugurazione nel 1984, adibita a sede di rappresentanza della banca, utilizzata anche per convegni e corsi aziendali. L'edificio, sviluppato su una pianta rettangolare, si eleva su due livelli principali fuori terra, oltre al seminterrato e alla torretta centrale; la simmetrica facciata, preceduta da una scalinata a rampe contrapposte, presenta un mwasgloggiato di cinque mwaskarcate a tutto sesto, coronato da una loggia retta da pilastri; gli interni sono privi di decorazioni. Intorno si sviluppa l'ampio parco collinare.cite-ref-29[29]cite-ref-30[30]

Note

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